Oggi, domenica 4 ottobre 2026, San Francesco d’Assisi è festa nazionale, a 800 anni dalla morte. Dalla sua tradizione vengono due principi per chi usa l’intelligenza artificiale in azienda. La sobrietà digitale: usare l’AI quanto basta, con il modello più piccolo che fa il lavoro, nessuna AI dove basta una regola, costi e consumi misurati. L’algoretica, parola diffusa da un frate francescano: la tecnologia al servizio delle persone, a partire dalle più deboli, con una persona che decide quando l’AI tocca clienti, candidati o dipendenti.
Perché il 4 ottobre è festa nazionale?
Perché la legge 151 dell’8 ottobre 2025, in vigore dal 1° gennaio 2026, lo ha aggiunto ai giorni festivi dell’articolo 2 della legge 260 del 1949, dedicandolo a pace, fratellanza, tutela dell’ambiente e solidarietà. Secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, Francesco morì alla Porziuncola nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226.
Il «ritorno» va precisato. Dal 1958 il 4 ottobre era una solennità civile (lo resta, ora per la sola Santa Caterina da Siena): bandiere sugli edifici pubblici e orario ridotto negli uffici pubblici, senza gli effetti di un giorno festivo. Nel 1977 la legge 54 cancellò agli effetti civili cinque festività religiose e stabilì che le solennità civili, 4 ottobre compreso, non riducessero più l’orario negli uffici pubblici e non fossero giorni di vacanza a scuola. Secondo la relazione a una proposta di legge della Camera del 2008, il governo Andreotti motivò la soppressione di quelle feste con la loro «negativa incidenza sulla produttività». Nell’elenco dei giorni festivi della legge 260 il 4 ottobre entra quindi per la prima volta. Quest’anno cade di domenica.
Cosa c’entra Francesco con l’intelligenza artificiale?
C’entra per due temi che riguardano ogni azienda, le risorse che l’AI consuma e il rispetto delle persone, su cui la Chiesa è intervenuta più volte. Se ne può discutere anche senza condividerne la fede.
Il Cantico delle creature, composto negli ultimi due anni di vita del santo, loda Dio «per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa» e per «sor’aqua», «multo utile et humile et pretiosa et casta». Dal Cantico prende il titolo la Laudato si’ di papa Francesco (24 maggio 2015), che critica il «paradigma tecnocratico», la logica della tecnica che finisce per dominare economia e politica, e con Benedetto XVI chiede alle società tecnologicamente avanzate sobrietà e meno consumo di energia.
Il 14 giugno 2024 papa Francesco, il primo a partecipare a un vertice del G7, ha chiesto a Borgo Egnazia un controllo umano significativo sull’AI: «all’essere umano deve sempre rimanere la decisione». La nota Antiqua et nova (28 gennaio 2025) ricorda che l’AI richiede molta energia e acqua e che il cloud ha bisogno «di macchine, cavi ed energia». Il 10 maggio 2025, parlando ai cardinali, Leone XIV ha legato la scelta del nome agli sviluppi dell’AI, sull’esempio di Leone XIII davanti alla prima industrializzazione.
Quanta energia consuma l’intelligenza artificiale?
In totale molta, e sempre di più. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), nel 2024 i data center hanno usato 415 terawattora, circa l’1,5% dell’elettricità mondiale. Nell’aggiornamento del 16 aprile 2026 stima 485 terawattora nel 2025 (più 17%, più 50% per i data center dedicati all’AI) e circa 950 nel 2030, intorno al 3% della domanda elettrica mondiale.
Per la singola richiesta ci sono solo i dati dei fornitori:
- Google (agosto 2025): 0,24 wattora, 0,03 grammi di CO2 equivalente e 0,26 millilitri d’acqua per una richiesta di testo mediana all’app Gemini, su dati di maggio 2025 non verificati da terzi.
- Mistral (luglio 2025): 1,14 grammi di CO2 equivalente e 45 millilitri d’acqua per una risposta di 400 token, in un’analisi del ciclo di vita fatta con Carbone 4 e l’agenzia francese ADEME.
Le due cifre sull’acqua non vanno messe a confronto. Google stima solo l’acqua dei suoi data center, partendo dall’energia; Mistral conta l’intero ciclo di vita, produzione dei server compresa. Quanto questo spieghi lo scarto, i documenti non lo dicono: sor’aqua, insomma, è ancora difficile da contare. Secondo l’IEA l’energia per singola operazione cala da anni di almeno dieci volte all’anno, e una semplice domanda di testo di solito consuma meno di un televisore acceso per lo stesso tempo. Video, modelli che ragionano a lungo e agenti, cioè sistemi che eseguono compiti in più passaggi, possono però consumare per richiesta centinaia o migliaia di volte di più.
Come si applica la sobrietà digitale in azienda?
Usando l’AI solo dove serve, con lo strumento più leggero che fa il lavoro, e misurando i consumi. È il «meno è di più» della Laudato si’:
- Prima la regola, poi l’AI. Se un passaggio si descrive con regole fisse (un codice, una soglia, un campo da copiare), basta un’automazione classica, che costa quasi nulla per esecuzione e dà sempre lo stesso risultato. L’AI serve per email e PDF scritti ognuno a modo suo.
- Il modello più piccolo che fa il lavoro. Provate il modello più leggero su un campione di casi reali e passate a uno più grande solo se sbaglia troppo. Secondo l’analisi di Mistral, a parità di testo generato, un modello dieci volte più grande ha un impatto circa dieci volte maggiore: è l’indicazione di un solo fornitore.
- Agenti solo quando servono. Per smistare un’email di solito basta una chiamata al modello; un agente che lavora per minuti serve per i compiti in più passaggi.
- Misurate. Per ogni processo contate token, chiamate, costo mensile e casi passati a una persona. Chiedete ai fornitori i dati sui consumi: anche l’IEA chiede al settore di comunicarli in modo più sistematico.
Un esempio con numeri ipotetici: 10.000 email di clienti al mese da smistare tra i reparti, con 1.000 token letti e 50 scritti per email, stessi numeri per tutti i modelli (i token sono i frammenti di testo su cui si paga; ogni fornitore li conta a modo suo). Ai listini in dollari verificati il 4 ottobre 2026, IVA esclusa, fanno circa 50 dollari al mese con Claude Opus 5.5 (4 dollari per milione di token letti, 20 per quelli scritti), 25 con Claude Sonnet 5.5 (2 e 10) e 1,25 con GPT-6 Luna di OpenAI (0,10 e 0,50). Sono cifre minime: molti modelli ragionano prima di rispondere, quel ragionamento si paga come testo scritto e su Opus 5.5 non si può spegnere. Il prezzo non misura l’energia: i listini non riportano i consumi. Per il conto completo c’è la guida su quanto costa automatizzare un processo aziendale; su quanti token consumano gli assistenti, il confronto tra Claude e Codex.
Cos’è l’algoretica e da dove viene?
Treccani la definisce come l’indagine sui problemi etici legati all’uso dell’AI e degli strumenti basati sugli algoritmi. Secondo l’Accademia della Crusca la parola si è affermata dal 2018, con il libro Oracoli. Tra algoretica e algocrazia di Paolo Benanti; la stessa Crusca registra però un uso già nel 2017, in una conferenza fiorentina di Luigi Lombardi Vallauri. Di padri, poi, ne ha più d’uno: nel 2021 mons. Vincenzo Paglia, allora presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha detto all’ANSA che con la Rome Call «coniammo il termine», e al G7 papa Francesco ha parlato della moderazione etica degli algoritmi «che ho chiamato “algoretica”».
Benanti è un frate francescano del Terzo Ordine Regolare e, secondo la biografia sul suo sito, insegna dal 2008 alla Pontificia Università Gregoriana. È stato membro dell’organo consultivo di alto livello sull’AI dell’ONU, che ha pubblicato il rapporto finale nel settembre 2024, e ad agosto 2026 il sito della Rome Call lo indicava come direttore scientifico della Fondazione RenAIssance. Sul suo sito parla di un’algor-etica che ricordi «che la macchina è al servizio dell’uomo e non viceversa».
La Rome Call for AI Ethics, firmata il 28 febbraio 2020 da Pontificia Accademia per la Vita, Microsoft, IBM, FAO e governo italiano, fonda l’algor-etica su sei principi: trasparenza, inclusione, responsabilità, imparzialità, affidabilità, sicurezza e privacy. Chiede che ognuno sappia quando interagisce con una macchina e che l’AI non sfrutti mai le persone, soprattutto le più vulnerabili.
C’è poi il nome dei frati: minori. Il Dizionario Biografico degli Italiani indica nella minoritas, il farsi piccoli, l’orizzonte specifico della loro esperienza. Per l’AI vuol dire guardare prima a chi subisce le decisioni e ha meno strumenti per contestarle.
Cosa significa l’algoretica per una PMI?
Significa mettere le persone al centro in quattro punti, in parte già previsti dalla legge:
- Una persona decide quando l’AI tocca le persone. Filtro dei curriculum, promozioni e cessazioni, monitoraggio dei dipendenti, merito di credito dei privati: per l’allegato III dell’AI Act sono usi ad alto rischio, con obblighi che dopo l’Omnibus digitale (Regolamento UE 2026/1744) partono dal 2 dicembre 2027. L’articolo 14 chiede che questi sistemi permettano una sorveglianza umana attenta al rischio di fidarsi troppo della macchina, la «distorsione dell’automazione». In un esperimento del 2024 chi chiedeva a un algoritmo se un testo era sincero lo seguiva l’85% delle volte in cui segnalava una bugia, benché l’algoritmo avesse ragione due volte su tre, come raccontato in La macchina della verità funziona?
- Dite ai clienti quando parlano con un’AI. Dal 2 agosto 2026 l’articolo 50 obbliga i fornitori a progettare i sistemi che dialogano con le persone in modo che queste lo sappiano, salvo che sia evidente. Altri paragrafi, per esempio sui deepfake, toccano chi usa il sistema (il deployer). Se fate sviluppare un chatbot e lo mettete in servizio con il vostro nome, per l’articolo 3 il fornitore potreste essere voi: verificatelo con un consulente.
- Cercate errori e pregiudizi prima che li trovino i clienti. Provate il sistema su casi reali, confrontate i risultati per gruppi (per esempio età e genere) quando valuta persone, tenete un registro degli errori e passate i casi dubbi a una persona.
- Formate chi usa l’AI. L’articolo 4, riscritto dall’Omnibus in vigore dal 27 luglio 2026, chiede ai fornitori e ai deployer misure per sostenere l’alfabetizzazione del personale, senza imporre un livello specifico.
La legge italiana sull’AI (132/2025) promuove un uso «in una dimensione antropocentrica» (articolo 1) e obbliga il datore di lavoro a informare i lavoratori quando la usa, nei casi previsti (articolo 11).
Da dove cominciare lunedì mattina?
Da un inventario dei processi che usano già l’AI, con i modelli impiegati e le persone che ne subiscono le decisioni.
| Principio | Cosa significa per l’AI in azienda | Cosa fare lunedì |
|---|---|---|
| Sobrietà, «meno è di più» (Laudato si’) | AI solo dove serve, con il modello più leggero che basta | Per ogni uso dell’AI chiedetevi se basta una regola fissa |
| «Sora nostra matre Terra» (Cantico delle creature) | Tenere conto di energia e acqua dei data center | Misurate token e chiamate, chiedete ai fornitori i dati sui consumi |
| Frati minori: guardare ai più piccoli | Proteggere chi subisce le decisioni: candidati, dipendenti, clienti | Elencate dove l’AI valuta persone e nominate chi firma la decisione |
| Algoretica: trasparenza (Rome Call) | Le persone sanno quando parlano con una macchina | Aggiungete un avviso a chatbot e risposte automatiche |
Il nostro approccio è nella pagina AI e automazioni.
Perché tante frasi attribuite a Francesco non sono sue?
Perché le hanno scritte altri. «Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile» circola in varie versioni ogni 4 ottobre, ma secondo Avvenire e il Messaggero di Sant’Antonio, rivista dei frati minori conventuali, Francesco non l’ha mai detta. La «Preghiera semplice» («O Signore, fa di me uno strumento della tua pace») è apparsa nel 1912 in Francia sulla rivista La Clochette, come ha ricostruito lo studioso Christian Renoux. Il 6 agosto 2026, nell’omelia ad Assisi, anche Leone XIV l’ha definita «a lui spesso attribuita, un testo del secolo scorso».
Un chatbot può attribuirle a Francesco con la stessa sicurezza, perché tende a ripetere ciò che ha letto più spesso. Nel 2021 TruthfulQA, un test di 817 domande costruite su convinzioni sbagliate diffuse, ha mostrato che i modelli di allora ne riproducevano molte e che i più grandi erano in genere i meno veritieri. In azienda vale una regola: ogni citazione o dato prodotto dall’AI lo verifica una persona, su una fonte aperta, prima della pubblicazione.
In sintesi
Dalla tradizione di San Francesco, festa nazionale dal 2026, vengono due principi per l’AI in azienda. La sobrietà digitale chiede regole fisse dove bastano, il modello più piccolo che regge il compito, agenti solo quando servono, costi e consumi misurati. L’algoretica, parola diffusa dal francescano Paolo Benanti e ripresa dalla Rome Call del 2020, chiede che una persona decida quando l’AI valuta persone, che chi parla con una macchina lo sappia e che errori e pregiudizi si cerchino prima che facciano danni. Su obblighi e scadenze di AI Act e legge 132/2025 sentite un consulente.
Fonti: legge 151/2025, legge 260/1949, legge 132/1958 e legge 54/1977 su Normattiva; Camera dei deputati, relazione alla proposta di legge 1381 del 2008 sulle festività religiose; R. Rusconi, Francesco d’Assisi, santo, Dizionario Biografico degli Italiani (1997); papa Francesco, Laudato si’ e discorso al G7; Vatican News sul G7; Dicastero per la Dottrina della Fede e Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Antiqua et nova; Leone XIV, discorso ai cardinali del 10 maggio 2025 e omelia ad Assisi del 6 agosto 2026; IEA, Energy and AI (2025) e Key Questions on Energy and AI (2026); Google, impatto ambientale delle richieste a Gemini; Mistral AI, analisi del ciclo di vita; prezzi API di Anthropic e OpenAI; documentazione di Anthropic su effort e ragionamento; documentazione di OpenAI su GPT-6 Luna e modelli che ragionano; Treccani, algoretica; Accademia della Crusca, algoretica; ANSA, 18 maggio 2021; sito di Paolo Benanti, home page e biografia; ONU, organo consultivo sull’AI e suoi membri; testo della Rome Call for AI Ethics, Pontificia Accademia per la Vita e sito della Rome Call, pagine sulla Fondazione RenAIssance e su Benanti all’UNESCO (31 agosto 2026); Regolamento (UE) 2024/1689, AI Act, articoli 3, 4, 14, 50 e allegato III; Regolamento (UE) 2026/1744, Omnibus digitale sull’IA; legge 132/2025, articoli 1 e 11; N. von Schenk e altri, iScience (2024); Avvenire, 3 ottobre 2022; Messaggero di Sant’Antonio; P. Messa, SettimanaNews, agosto 2026; S. Lin e altri, TruthfulQA (2021). Dati verificati il 4 ottobre 2026.